Esigenza di rinnovare la classe politica spagnola

Sánchezdi Vincenzo Accattatis

Il segretario del partito socialista, Pedro Sánchez, non si è pentito della frase pronunciata nel corso del dibattito televisivo con Mariano Rajoy: «una sua vittoria avrebbe un costo enorme per la democrazia, perché il presidente del governo deve essere una persona onesta e lei non lo è». Frase da trasmettere agli annali: Anabel Díez, Puse voz a los españoles que creen que Rajoy debió dimitir («El Pais», 16.12.2015). Frase forte, non c’è dubbio. È parlare franco. Sánchez lo rivendica, ma per governare non basta: per governare bene bisogna saper far politica e occorre dimostrarlo. Ancora Sánchez non lo ha dimostrato.

«Era proprio necessario», chiede Anabel, «quel suo tono brusco e aggressivo?». Piú che «tono», c’è da dire. Risposta di Sánchez: il tono non era per nulla aggressivo. Dibattito «sincero e teso, visto che il governo è travolto» da una catarata de casos de corrupción. Ben detto.

Domanda di Anabel: «ma nel Pp [partito di Rajoy] dicono che lei è un maleducato». Riposta: «io dico ciò che pensa la maggioranza degli spagnoli. Un leader politico deve comportarsi cosí», deve dire la verità, deve parlar chiaro. Domanda finale: ¿En qué actividad se ve usted en el futuro? («nel caso non diventerà capo del governo, come Podemos auspica?»). Risposta: «Fuori di dubbio, sono professore universitario». Sánchez, nato a Madrid il 29 febbraio del 1972, oggi segretario del partito socialista spagnolo, è professore di economia politica, immerso fino al collo nella cultura europea-bruxellese.

Problema socialista spagnolo, problema socialista europeo. Bisogna discutere della Spagna senza perdere di vista il contesto.

Nuovi partiti in Spagna nati dall’indignazione del popolo. è populismo? E l’alternativa qual è, i governi corrotti, il nepotismo? La Spagna vecchia contro la nuova: John Carlin, La vieja contra la nueva España («El Pais», 19.12.2015). Speriamo vinca quella nuova, che la Spagna si rinnovi, dalle fondamenta.

Prima di tutto soddisfare i bisogni elementari degli spagnoli ridotti in povertà. Pablo Iglesias, leader di Podemos, il piú forte partito nuovo, ha scritto una lettera ai leader dei vari partiti per informarli che presenterà una legge di «emergenza sociale»: Francesco Manetto, Podemos fija como base para pactar prohibir los desahucios y el copago («El Pais», 24.12.2015). Nosotros no hemos llegado al Parlamento para jugar al juego de las sillas («non siamo stati eletti per stare seduti in poltrona, dobbiamo affrontare subito i problemi urgenti che interessano gli spagnoli»).

Onestà reclamano gli spagnoli e non comparaggio, di destra o di sinistra; lotta alla povertà, lavoro per i giovani. «Mani pulite» in una Spagna in cui la corruzione cresce (Clean hands, «The Economist», 19.12.2015). Nessuno la può fermare, perché in Spagna non c’è un giudiziario indipendente come in Italia. In Spagna i pubblici ministeri dipendono dal governo, come in Francia. Un partito come Ciudadanos, che all’«Economist» piace, può fermare la corruzione, alleandosi con iI Partito popolare e il Partito socialista? Un’utopia, sicché l’alternativa all’attuale sistema di corruzione e di nepotismo resta una soluzione di sinistra con socialisti disposti a rinnovarsi, se disposti (rinnovarsi o perire), unitamente a Podemos e ad altri partiti di sinistra, con impegno di riforme istituzionali: massima indipendenza della magistratura e altro ancora … Per la discussione all’interno del partito socialista rinvio a Anabel Díez, Sánchez mantiene su intención de aplazar meses el congreso del Psoe («El Pais», 29.12.2015).

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