Se non ora, quando? Syriza e l’Italia

Syriza e l’Italiadi Fabio Vander

La vittoria di Syriza è ovviamente una buona notizia. Avrà importanti ripercussioni e di lungo periodo in Europa. E non solo certo nella sinistra “radicale”. L’agenda può e deve cambiare. In fatto di politiche economiche in primis, ma poi soprattutto in fatto di politica qua talis.

A pensarci bene è la prima volta da anni che la sinistra riesce a porsi in Europa come protagonista. Che riesce, cioè, a occupare il centro della scena, da posizioni autonome e contribuendo appunto a mutare l’agenda.

Le note dolenti riprendono però non appena si ritorna con lo sguardo al panorama italiano. Qui gli strepiti di Sel e Rifondazione per la vittoria di Syriza hanno solo del provinciale. Quello che c’è da aspettarsi da gente che ha proposto la Lista Tsipras (unico caso in Europa di “importazione” di leader e di parole d’ordine) o la Brigata Kalimera.

E infatti Vendola a «Human Factor» non ha saputo far altro che proporre un «coordinamento» delle “forze” politiche esistenti. Il modo peggiore di impostare il problema di un nuovo soggetto politico della sinistra. Lo ha detto chiaramente Stefano Rodotà: sarebbe un «errore» pretendere di importare un leader e un modello politico dalla Grecia. Troppo diverse le realtà e le esperienze della nuova sinistra greca e della vecchia sinistra radicale italiana. Rodotà specifica: il nuovo necessario «soggetto politico» della sinistra non potrà essere la somma degli scarti, cioè Sel, Rifondazione, Alba e minoranza Pd, sarebbe «una via perdente». Eppure lo schema di Rodotà è esattamente il contrario di quanto propone Vendola, che concede addirittura la possibilità della «doppia tessera» (subito appoggiato in questo da Ferrero) proprio per favorire la mera sommatoria di ceti politici.

Pur con tutti gli sforzi di aggregarsi al carro vincente di Tsipras, la sinistra italiana non riesce a smentire la sua inettitudine e la sua pericolosità politica. Resto dell’idea che non può aversi futuro per la sinistra italiana se non superando questa “classe politica”.

E dire che il momento è cruciale. Le politiche di austerità europee cominciano a trovare non solo dei contraddittori teorici, ma anche concrete e vincenti piattaforme politiche alternative (in Grecia, ma non solo). Renzi comincia ad avere il fiato grosso, nella politica e nei sondaggi. Il momento è adesso. Una nuova sinistra è indispensabile. Anche in Italia. È impellente innestare un processo costituente. Costituente di un nuovo partito della sinistra, del socialismo, del lavoro, dei diritti.

Se non ora, quando?

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