Fare la storia del futuro: memoria, giustizia, risarcimenti. E una domanda sulla Regione Toscana

Fivizzanodi Luca Baiada

Che fare storia significhi progettare il futuro, si vede a proposito di crimini nazifascisti, nella scelta fra giustizia e memorialismo. Da più di un anno succedono cose.

Un convegno al Senato, Stragi e deportazioni nazifasciste: per la giustizia e contro l’ambiguitài. Ci sono Liliana Segre, Giuseppe Tesauro, magistrati e accademici. La senatrice Segre è formidabile: «Rivedere che non solo l’Armadio della vergogna è rimasto lì, mezzo aperto e mezzo chiuso, ma che si riapre un’altra vergogna, del detto e non detto». Tesauro denuncia il riparazionismo, cioè il finanziamento tedesco di prodotti culturali, senza risarcimenti alle famiglie delle vittime: «Il governo italiano accettò in ginocchio e con entusiasmo questa soluzione, ma per le vittime non era una soluzione». Le famiglie che hanno diritto al risarcimento «che se ne fanno, di questo diritto, lo mettono al muro, fanno un bel quadro per guardarselo, oppure possono farlo valere davanti a un giudice?».

Sul versante giudiziario, importanti pronunce. Il Tribunale di Brescia condanna la Germania per oltre un milione di euro (per ogni deportato, quarantamila con gli interessi)ii. Il problema di queste condanne è eseguirle. Ma il Comune di Roccaraso, che insieme ai cittadini ha fatto causa anche lui alla Germania, iscrive un’ipoteca su immobili tedeschi a Como, in base a un provvedimento del Tribunale di Sulmonaiii. È un tentativo.

La Cassazione permette il pignoramento dei crediti delle ferrovie tedesche nei confronti di Rete ferroviaria italiana e Trenitalia:

«I giudici italiani, sia quelli investiti del giudizio di cognizione che quelli incaricati dell’esecuzione dei titoli giudiziali legittimamente formati in base alle regole di rito, hanno il dovere istituzionale, in ineludibile ossequio all’assetto normativo determinato dalla sentenza n. 238 del 2014 della Consulta, di negare ogni esenzione da quella giurisdizione sulla responsabilità [per i delicta imperii] altrove riconosciuta che fosse invocata davanti a loro, tanto nella sede propria del giudizio di cognizione o di delibazione della sentenza straniera, quanto nella sede […] dell’esecuzione forzata fondata su questa»iv.

Insomma: i giudici possono non solo condannare uno Stato, ma anche portare a effetto la condanna, perché le sentenze vanno eseguite. Invece si continua con le parole.

L’Ambasciata tedesca sul suo canale Youtube, «GermaniainItalia»: «Questo 2019 è anche un anno di memoria, è un anno dove ci ricordiamo della terribile occupazione nazifascista che nell’anno 1944 ha portato a terribili episodi in questo paese. Ci vogliamo ricordare di questi episodi, di questi anniversari, guardando al futuro, vedendo come possiamo evitare che in futuro succedano cose del genere in questa nostra Europa». Stragi e deportazioni – episodi e cose del genere – sono in un anno solo. Nel ’43 Boves o il rastrellamento degli ebrei romani; nel ’45 Pedescala: cose fuori campo, arrivate in anticipo o troppo tardi. E futuro, tanto futuro: risarcire il passato, non se ne parla neanche. Sulla pagina Facebook dell’Ambasciata compare un video sull’Atlante delle stragi; ha il motivetto in sottofondo, sembra una promozione commerciale.

A Fivizzano, San Terenzo Monti, nel 2019 si inaugura il Museo della cultura della memoria, partecipano autorità. Il console tedesco Claus Krumrei dubita che gli orrori in guerra ci sarebbero stati se l’attentato a Hitler del luglio 1944 non fosse fallito, causando l’uccisione delle persone che l’avevano ideato per risparmiare una catastrofe immane alla Germania. In realtà, cercarono di uccidere Hitler perché perdeva la guerra: l’attentato avvenne dopo molti dei crimini peggiori, fra cui la conferenza di Wannsee e molto altro. Il discorso cerca di salvare la posizione tedesca ma è debole; la catastrofe, poi, la vede solo in Germania.

Di nuovo a Fivizzano, sempre nel 2019 si incontrano i presidenti Sergio Mattarella e Frank-Walter Steinmeier. La stampa locale: «Un incontro per chiudere definitivamente con il passato»v; «Fivizzano è il centro dell’Europa»vi. I massacri fatti dai tedeschi, Steinmeier li spiega così: «La loro missione era chiara: vendicarsi per la resistenza dei partigiani»vii. L’interpretazione che insiste sulla vendetta è superata da anni, si presta a malintesi giustificazionisti e colpevolizza la Resistenza. Da leggere, Erich Kuby, Il tradimento tedesco: Come il terzo reich portò l’Italia alla rovinaviii. Il presidente tedesco ricorda solo la mancata giustizia penale e parla di perdono e riconciliazione, non di risarcimenti. Però c’è questo: «Signore e Signori, Voi, le vittime e i loro discendenti, avete diritto alla commemorazione e alla memoria. Avete diritto che anche da noi in Germania si sappia cosa avete dovuto subire». Il diritto è tutto qui. Steinmeier, appena nominato, andò in visita alle Fosse Ardeatine. L’uso delle Ardeatine come cornice si era già visto: il presidente Gustav Heinemann ci andò nel 1973; nel 1970 aveva chiesto la liberazione di Kappler, e proprio nel 1973 l’istanza fu ripresentata al presidente Giovanni Leoneix. Kappler fu fatto evadere nel 1977.

Quanto alla strage del Padule di Fucecchio, nel 2019 al vecchio cimitero di Castelmartini c’è il restauro del Giardino della memoria. Fuori si legge ancora una scritta fascista: «L’Italia avrà il suo…». Franco Venturi ricordava un misero borgo del Sud, coi campi vuoti perché gli uomini erano alle guerre, e la scritta: «Abbasso i gagà»x. Qui, «L’Italia avrà il suo…». Il resto non si legge, potrebbe essere l’impero, chissà. Se avesse saputo, chi scriveva quelle lettere su un muro, quasi un secolo fa! Faremo guerre criminali e le perderemo; faremo l’alleanza coi tedeschi e ci occuperanno e ci deporteranno e ci massacreranno; poi la Germania sarà di nuovo forte e accetteremo monumenti senza giustizia e diremo riconciliazione e daremo applausi. L’Italia avrà il suo.

Anniversario dell’inizio della Seconda guerra mondiale: Steinmeier va in Polonia. Nei giorni precedenti è stato ribadito che a Varsavia una commissione calcolerà i danni da chiedere alla Germania. Secondo la BBC, almeno 765 miliardi di euroxi. In Italia il presidente tedesco rilascia un’intervista:

«[…] La nostra commemorazione comune per me è più del riconoscimento della colpa tedesca. È soprattutto il desiderio di rivolgere verso il futuro il cammino di riconciliazione che Germania e Italia hanno intrapreso insieme. La Commissione storica italo-tedesca che istituii insieme al mio omologo italiano nel 2008 nella mia veste di allora Ministro degli esteri e il Fondo italo-tedesco per il futuro fondato in seguito, sono molto importanti a tal fine. […] Questo è il modo giusto di affrontare il passato: non considerarlo concluso, bensì come una responsabilità comune per un futuro migliore. Spero che potremo proseguire questo cammino anche con la Polonia senza perderci in un dibattito sulle riparazioni proiettato all’indietro. […] Per noi tedeschi questo significa non dimenticare il passato, ammettere la nostra colpa ed essere consapevoli della nostra responsabilità. Ma anche con la Polonia non vogliamo solo guardare al passato, ma lavorare altresì al nostro futuro comune in un rapporto di buon vicinato, soprattutto nell’ottica di un comune futuro europeo»xii.

Memoria e memoria. Sono comuni: la commemorazione, la responsabilità e ancora tanto futuro. La memoria delle vittime e quella dei carnefici, confuse; per un futuro senza risarcimenti si suggerisce una comune responsabilità. In tutto questo non c’è posto per il grande scomodo, l’imprevisto coraggioso che prese corpo nel 1943: la Resistenza italiana, bivio storico incolmabile fra i due paesi. Nell’intervista non è nominata. Sulla Polonia vale il modello italiano. Steinmeier – ci tiene a ricordarlo – nel 2008 andò alla Risiera di San Sabba a preparare l’operazione riparazionista insieme all’«omologo», cioè a Franco Frattini.

Il direttore dell’Istituto storico tedesco a Roma, Lutz Klinkhammer:

«La battaglia giuridica per rendere giustizia e indennizzi alle vittime dell’occupazione nazista in Italia dura da più di 20 anni: capisco si cerchi un giusto riconoscimento per le vittime, ma più dura questo processo più diventa difficile soddisfare uno dei bisogni centrali dei loro familiari: il riconoscimento immediato del tragico vissuto. […] Più vanno avanti i processi più gli eredi delle vittime rimangono delusi. Ne ho incontrati tanti che trasmettono la loro voglia di parlare di quei fatti, di riconoscere il loro vissuto biografico. Loro vogliono che la Germania riconosca il danno causato. In effetti la Germania lo ha già fatto, col finanziamento all’Atlante delle Stragi assieme agli istituti della Resistenza e Anpi. Nessun negazionismo nei confronti delle stragi, anzi pieno riconoscimento dei fatti. Per questo motivo ci sono i finanziamenti ai progetti che ricordano le vittime. A prescindere dalla via giuridica»xiii.

L’impegno per i risarcimenti, accusato di contribuire al dolore. Ecco una tortura psicologica: se ti accontenti della riparazione memoriale smetti di soffrire; se chiedi giustizia civile – quella penale te l’hanno negata – prolunghi la frustrazione. E lo storico accetta che i crimini che studia abbiano come conseguenza solo il finanziamento della memoria. Lo stesso Klinkhammer, però nel 1997: «Gli storici dovrebbero opporsi con il loro potenziale critico a ogni tipo di abbellimento della realtà»xiv. Ma la realtà non si ferma all’accaduto: abbellimento è anche sottovalutare la giustizia negata e partecipare ad attività culturali che vantano gli effetti terapeutici delle narrazioni. Anche queste sono rinunce al potenziale critico. A dare spazio all’«a prescindere» di Klinkhammer è l’Ansa, fondata nel gennaio 1945 dal giornalismo antifascista, mentre a Salò l’Agenzia Stefani agonizzava nel servilismo.

C’è uno studio di Stefan Raffeiner del 2016, fatto nell’ambito del Max Planck, con ringraziamenti al giurista Georg Nolte dell’università Humboldt. Per Raffeiner i magistrati italiani si sono irrigiditi in una battaglia dei giusti (Kampf der Gerechten), basata sulla falsa premessa che non ci siano possibilità di tutela in Germaniaxv. Scandaloso. La storia dei tentativi inutili di avere giustizia dai tribunali tedeschi è troppo lunga e dolorosa per ricapitolarla qui. Quanto a Kampf der Gerechten, è un romanzetto western di Larry Lash (pseudonimo di un tedesco). Sembra di risentire le accuse ai magistrati antimafia: fanno gli sceriffi.

La sostanza di Klinkhammer e Raffeiner è: i familiari delle vittime non facciano i depressi, non chiedano; i giudici non facciano i pistoleri, non condannino. Nulla disturbi la pax germanica.

Intanto, l’uso strumentale della memoria addestrata a piegarsi sul domani ha successo. A settembre 2019 il Parlamento europeo approva una risoluzione melmosa: Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa. Quel concetto di memoria per il futuro somiglia ai discorsi sul riparazionismo, col Fondo italo-tedesco per il futuro e coi diplomatici e gli storici che del futuro fanno una bandiera. L’Italia, insomma, è all’avanguardia. Guy Debord, La società dello spettacolo: «Gli altri governi sorti dalla vecchia democrazia borghese prespettacolare guardano con ammirazione al governo italiano, per l’impassibilità che esso sa conservare al centro tumultuoso di tutte le degradazioni, e per la tranquilla dignità con cui siede nel fango»xvi.

In occasioni ufficiali si sente ripetere: non è il caso di insistere per i risarcimenti dei crimini tedeschi, altrimenti si rischia di dover pagare per quelli italiani. In realtà, sui risarcimenti dovuti dall’Italia va tenuto conto del Trattato di Parigi del 1947xvii. I cittadini di paesi dove sono stati commessi crimini dagli italiani non risulta che propongano cause civili contro Roma, mentre gli italiani ottengono contro Berlino sentenze di difficile esecuzione. Naturalmente pesa sull’Italia il tremendo debito politico e morale, mai abbastanza sottolineato. Ma dare per certo un debito economico italiano, enfatizzandolo mentre si parla del credito degli italiani verso la Germania, dà un’impressione di compensazione, di opportunità di non insistere. Argomenti filotedeschi sono sostenuti anche in ambienti antifascisti: ci si aspetterebbe di sentire che bisogna insistere per la giustizia sui crimini nazisti, perché va chiesta anche su quelli fascisti; invece si dà per scontato che restino tutti senza conseguenze.

Quest’anno, un convegno della SIOI, a Roma, sull’impiego delle forze armate tedesche all’estero, ma adesso. Si danno appuntamento Franco Frattini (l’«omologo» di Steinmeier), l’ambasciatore tedesco Viktor Elbling, Georg Nolte. Cioè: l’ex ministro degli esteri italiano che nel 2008 chiese alla Germania di far causa contro il suo paese, per non risarcire i suoi concittadini; il rappresentante del paese che non vuole pagare; il giurista ringraziato da quel Raffeiner che paragona i magistrati ai pistoleri. Se si considera che Georg Nolte è figlio di Ernst Nolte, lo storico revisionista, l’insistenza sul futuro si spiega meglio. Fare il passato serve a fare il domani. Il passato che non passa, Vergangenheit die nicht vergeht, è un progetto di futuro mascherato da memoria.

Dopo il convegno, in un video dell’Ambasciata è intervistato Nolte. L’inglese di questo giurista futurista è speciale: qualche parolina è direttamente in tedesco; il contenuto è evanescente. L’ambasciatore chiude: «Lavoriamo insieme a rafforzare il diritto internazionale e un mondo basato sulle regole»xviii. Già, e la regola di pagare i risarcimenti?

Quella non la ricorda neanche il presidente Steinmeier, l’8 maggio 2020, per i settantacinque anni dalla capitolazione della Germania. Per lui la responsabilità è storica, historische Verantwortung. Dimentica anche tutte le Resistenze nei territori occupati; eppure caratterizzano in modo unico la Seconda guerra mondiale. Da leggere, Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea, con prefazione di Thomas Mannxix.

A questo punto una domanda toscana.

Alla commemorazione della strage di Fucecchio, nel 2019, il presidente della Regione Enrico Rossi ricorda la mancata giustizia. Poi ribadisce: «L’Armadio della vergogna c’è. Il nostro paese non si è mosso come avrebbe dovuto. Perché le sentenze, contro i mandanti di quelle stragi, non sono state portate a esecuzione. È una vergogna, questa, che ci portiamo dietro, come Italia. E come Regione Toscana siamo disposti a fare ancora di più per arrivare a una degna conclusione»xx. Su Facebook: «Metterò tutto il mio impegno per affiancare i familiari delle vittime delle stragi naziste nella loro richiesta di risarcimento alla Germania e verificare la possibilità di far costituire la Regione stessa. Ci incontreremo a breve per una risposta ufficiale». Anche il sindaco di Stazzema prende posizionexxi.

È una scelta: da una parte la ragion di Stato, dall’altra le persone. Costringere gli Stati ai risarcimenti per i delicta imperii può salvare vite umane. Vale per le stragi in Italia dal ’43 al ’45 ma anche per Giulio Regeni. Di fronte al mondo, vale per Daphne Caruana Galizia e Jamal Khashoggi.

Fare giustizia è prevenire l’ingiustizia. Igiene non è solo lavarsi le mani. Albert Camus chiude La peste con la saggezza del medico:

«Sapeva quello che la folla ignorava, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che, forse, sarebbe arrivato il giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi mandandoli a morire in una città felice».

La peste può tornare, dai nascondigli silenziosi, dagli Armadi della vergogna mai davvero riaperti, dai conti che non tornano.

ii Trib. Brescia 24 luglio 2019, dep. 3 agosto 2019, n. 2375.

iii Trib. Sulmona 2 novembre 2017.

iv Cass. 25 giugno 2019, dep. 3 settembre 2019, n. 21995, par. 23.

v Marco Landini, Fivizzano si prepara alla visita di Mattarella e Steinmeier, Il Tirreno Massa-Carrara, 11 agosto 2019, https://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2019/08/10/news/fivizzano-si-prepara-alla-visita-di-mattarella-e-steinmeier-1.37335039, accesso 11 agosto 2019.

vi È il giorno dei due presidenti, Fivizzano è il centro dell’Europa, «Il Tirreno» Lunigiana, 25 agosto 2019, pp. X-XI.

vii Discorso del presidente federale Frank-Walter Steinmeier in occasione del 75° anniversario degli eccidii di Fivizzano, 25 agosto 2019, www.bundespräsident.de, accesso 15 marzo 2020.

viii Erich Kuby, Il tradimento tedesco. Come il terzo reich portò l’Italia alla rovina, Rizzoli, Milano 1983, tit. orig. Verrat auf Deutsch, Hoffmann und Campe, Hamburg 1982.

ix Andrea Maori, La valigia di Kappler. 15 agosto 1977, cronaca di una fuga annunciata, in «Nuova Storia Contemporanea. Quadrimestrale di studi storici e politici sull’età contemporanea», seconda serie, n. 1, gennaio-aprile 2018, p. 202.

x Franco Venturi, Il regime fascista, in Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli, Einaudi, Torino 1975, p. 187.

xi https://www.bbc.com/news/world-europe-49523932, accesso 1° settembre 2019.

xii Paolo Valentino, Steinmeier: «Col nuovo governo pronti a intese comuni sui rifugiati». Il presidente tedesco, da domani in visita di Stato a Roma: «Il passato totalitarista non è un evento concluso, ma una responsabilità comune», «Corriere della sera», 18 settembre 2019, pp. 1 e 11.

xiii Eccidio Pietransieri: storico tedesco, risarcimento è errore, Ansa, Pescara 21 novembre 2019.

xiv Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili (1943-44), Donzelli, Roma 1997, pp. VII-VIII.

xv Stefan Raffeiner, Jenseits der Staatenimmunität im deutschitalienischen Staatenimmunitäten-Fall: Wege und Hürden nach dem Urteil der Corte costituzionale, Max-Planck-Institut für ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht, in «Zeitschrift für ausländisches öffentliches Recht und Völkerrecht», 2016, p. 473.

xvi Guy Debord, La società dello spettacolo, Baldini & Castoldi, Milano 2001, p. 48.

xvii Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze Alleate ed Associate, Parigi 10 febbraio 1947 (decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato, 28 novembre 1947 n. 1430), art. 80.

xix Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli (a cura di), Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea, Einaudi, Torino 1960, con prefazione di Thomas Mann.

xx Martina Trivigno, Rossi: «L’Italia è stata troppo distratta, le sentenze non sono state eseguite», «Il Tirreno», 2 settembre 2019, Montecatini-Monsummano, p. VII.

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