Emergenza italiana, debito tedesco: questioni di metodo

Norimbergadi Luca Baiada

Con la pandemia di Covid-19 l’Italia cerca sostegno finanziario in sede europea, ma nell’Unione le posizioni degli Stati sono diversificate. La Germania è forte, ed è ovvio che si parli del suo debito per la Seconda guerra mondiale. Le cose che si sentono, però, proprio non vanno.

Un uomo di spettacolo diffonde un video che ha subito successo. Ricorda i danni della guerra, poi: «Grazie a Dio sono italiano. Sì, saremo cialtroni, saremo anche mafiosi, come dicono i tedeschi, ma siamo empatici, siamo umani, quindi grazie, grazie di essere italiani e non tedeschi». Parole sbagliate che neppure la difficoltà del momento giustifica.

L’europarlamentare Carlo Calenda, i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Liguria, più nove sindaci importanti, pubblicano a pagamento una lettera su «Frankfurter Allgemeine Zeitung». L’esordio oracolare, «con il Coronavirus la storia è tornata in occidente», è appena spiegabile con l’intento di convincere chi legge. In sostanza, nella lettera gli accordi internazionali dopo la guerra sono raccontati alla grossa. Non si distinguono i debiti prebellici, cioè assunti contrattualmente dalla Germania prima del 1939, dai debiti non contrattuali, assunti facendo danni mediante la guerra. Non si distinguono neppure i debiti verso gli Stati e quelli verso i cittadini, anche italiani (familiari di vittime di strage, e loro eredi; deportati militari e civili, e loro eredi).

Altri appelli, su questo aspetto sono deludenti.

All’estero economisti e intellettuali chiedono Corona-bonds. Alcuni («Die Zeit» e «Le Monde»), fra cui Daniel Cohn-Bendit, Joschka Fischer, Jürgen Habermas, Axel Honneth e Margarethe von Trotta, fanno un cenno, ma solo per escludere il nesso, alle responsabilità del passato (Vergangenheit, una parola che in tedesco allude al nazismo senza nominarlo). Altri («Süddeutsche Zeitung») sono ancora più vaghi.

In Italia ottantadue fra politici, economisti e personalità pubbliche, anche dello spettacolo e dello sport, vogliono una «linea di credito sanitaria»; aderiscono Carlo Cottarelli, Tito Boeri, Enrico Letta e Mario Monti, cioè persone con ruoli di prima fila nel gruppo dirigente titolare delle scelte degli ultimi anni, comprese quelle sulle priorità di spesa e sulla protezione sociale e sanitaria dei cittadini. Sono scelte con effetti decisivi sulla prevenzione e la cura delle malattie.

In generale, tenere presente che, fra le cause delle condizioni della sanità, ci sono i tagli imposti da parametri graditi alla Germania; altra cosa, ovviamente, sono i taglieggi dovuti alla cattiva amministrazione, alla spartizione affaristica e alla criminalità organizzata. Questa è rigorosamente italiana, e se conosce l’empatia la sfoga nella musica neomelodica.

Insomma, sulla questione del debito tedesco non pagato nel Novecento, o si tace o si tira alla svelta o si fa chiasso.

Nell’insieme, va respinto il sottinteso secondo cui il debito causato dalla guerra, cioè dal conflitto e dai crimini nazisti, è una partita chiusa. Questo è contro la verità. Fra i sottintesi non deve trovare spazio neanche una rappresentazione del debito tedesco, che è nei confronti delle vittime, che possa favorire politiche o finanziamenti di enti o soggetti diversi. Questo sarebbe contro la decenza.

Va ricordato il convegno in Senato, nel 2019, Stragi e deportazioni nazifasciste: per la giustizia e contro l’ambiguità, con Liliana Segre e Giuseppe Tesauro. Il video è qui:

https://www.youtube.com/watch?v=gpDYeJPX4gU

È anche il caso di segnalare quello che è successo all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020, a Firenze. È intervenuto un cittadino sopravvissuto a una strage toscana del 1944, Lido Lazzerini, in rappresentanza dei familiari delle vittime di Fivizzano e del Padule di Fucecchio, delle Associazioni di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema, e di familiari dei militari caduti a Cefalonia. Un intervento senza precedenti.

Luca Baiada

* * *

Rappresento un gruppo di sopravvissuti e di familiari delle vittime nelle stragi nazifasciste dal 1943 al 1945, impegnato per ottenere giustizia. I massacri in cui sono caduti i nostri cari sono quelli fra i più gravi in Toscana, oltre a Marzabotto e Cefalonia. Da tempo, sempre nuove persone e associazioni aderiscono alle nostre iniziative.

Presso Fivizzano, mio padre e i miei zii sono stati assassinati. La mia vita, come quella delle persone come me, è stata segnata.

Su questi crimini – solo nelle stragi, quasi trentamila vittime – subito dopo la guerra mondiale sono stati svolti pochi processi penali, con scarso esito. Dalla metà degli anni Novanta ne sono stati celebrati altri, ma la Germania non ha mai consegnato i colpevoli.

Purtroppo la giustizia penale su questo è una battaglia persa. Il tema, adesso, ha solo un peso morale e memoriale.

La giustizia civile è differente. Il diritto ai risarcimenti, per stragi e per deportazioni, non richiede l’individuazione delle singole persone fisiche colpevoli, né che siano vive. Inoltre non è soggetto a prescrizione, anzi ci sono gli interessi al quattro per cento, secondo l’Accordo di Londra del 1953 sui debiti esteri tedeschii. Sottolineo l’importanza dell’Accordo di Londra e degli Accordi del 1952-1954 sulla transizione della sovranità alla Germaniaii. Il debito tedesco fu oggetto non di rinuncia ma solo di moratoria, di un rinvio; lo Stato tedesco, in relazione a questi debiti, rinunciò all’immunità giurisdizionale sui suoi beni.

Dagli anni Novanta ci sono stati seri processi civili. È notevole la pronuncia sul caso Ferrini, in Cassazioneiii. Dal 2006 anche nei processi penali la Germania è stata condannata. Nel 2008 la Cassazione, civile e penale, ha ribadito tutto questo.

Allora lo Stato tedesco si è rivolto alla Corte internazionale di giustizia, all’Aia, che nel 2012 l’ha protetto. All’immunità degli Stati, l’Aia ha dato valore generale, anche per i crimini commessi oggi. Il sangue dei nostri cari è diventato l’occasione per una licenza di uccidere.

Ma dopo la sentenza dell’Aia del 2012, è intervenuta la Corte costituzionale, con una sentenza del 2014: grazie alla nostra Carta costituzionale, la decisione della Corte internazionale non ha effetto in Italia.

Così, la Consulta ha ridato spazio alle condanne della Germania. Si segnalano, nel 2019, due sentenze del Tribunale di Bresciaiv, e una della Cassazione secondo cui i giudici hanno il potere di emettere condanne e anche di farle eseguirev.

Insomma, in diritto, la possibilità di condannare la Germania è certa, quella di eseguire le sentenze anche. Restano difficoltà pratiche.

Tutti i poteri dello Stato devono contribuire, per giungere ai risarcimenti economici. La stessa sentenza dell’Aia ammette che quella decisione è ingiusta e invita a nuove trattative. La Germania deve pagare e ne ha i mezzi; può risolvere la vertenza offrendo un importo congruo. Non è questa la sede per fare conteggi, ma ultimamente Grecia e Polonia hanno formulato richieste. Anche l’Italia deve farlo.

Comunque, noi siamo orgogliosi della posizione dell’Autorità giudiziaria, che è per la Costituzione e per la giustizia. Oggi, per la prima volta in settantacinque anni dalla Liberazione, un gruppo di vittime prende la parola all’inaugurazione di un anno giudiziario. Vogliamo che sia il segno di una svolta.

Questi crimini tentarono di ostacolare la Liberazione, mentre è proprio sulla Liberazione che si fondano la democrazia, la Costituzione e la Repubblica.

Piero Calamandrei nel 1946 rifletteva sul processo di Norimberga: «L’essenziale, è che la violazione delle leggi dell’umanità abbia cominciato a trovare un tribunale e una sanzione. Quel che conta è il “precedente”, che domani varrà come legge per tutti, per i vinti e per i vincitori; che si rivolgerà, occorrendo, contro gli stessi giudici di oggi»vi. Adesso, con i risarcimenti, si può creare un nuovo precedente, con effetto deterrente: chi massacra o deporta paga denaro alle vittime o agli eredi.

I magistrati che prendono queste decisioni non solo rendono giustizia ai morti di allora: salvano i vivi di adesso. Siamo qui per la vita, cioè per tutti noi.

i Accordo sui debiti esteri tedeschi, Londra 27 febbraio 1953 (Agreement on German External DebtsAbkommen über deutsche Auslandsschulden o LSCHABK, Londoner Schuldenabkommen), ratificato in Italia con d.p.r. 30 dicembre 1965 n. 1712.

ii Accordi del 1952-1954 sulla transizione della sovranità alla Germania (Überleitungsvertrag, detto anche Deutschlandvertrag), specialmente l’Accordo per il regolamento delle questioni derivanti dalla guerra e dall’occupazione, parte sesta, artt. 1 e 3.

iii Cass. Ss.Uu. 6 novembre 2003, dep. 11 marzo 2004, n. 5044.

iv Trib. Brescia 3 luglio 2019, dep. 9 luglio 2019, n. 2125; Trib. Brescia 24 luglio 2019, dep. 3 agosto 2019, n. 2375.

v Cass. 25 giugno 2019, dep. 3 settembre 2019, n. 21995.

vi Le leggi di Antigone, «Il Ponte», III n. 11, novembre-dicembre 1946.

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